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Il piano cottura ad induzione

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23 Feb. 2017

I piani di cottura a induzione sfruttano le correnti elettromagnetiche generate dalle bobine poste sotto la superficie del piano. Grazie al campo elettromagnetico si riesce a riscaldare solo la pentola e non il piano di cottura che resta freddo.
Per generare il campo magnetico le bobine necessitano di pentole metalliche come acciaio e ghisa; una pentola in alluminio o in ceramica, non andrebbe ad avviare il piano cottura perché incapaci di attivare il campo elettromagnetico. Per ovviare a questo problema, in commercio esistono pentole per cucine a induzione realizzate in ceramica, alluminio e terracotta che racchiudono sul fondo uno strato metallico (ferro o acciaio) così da consentire alle bobine del piano di cottura a induzione di attivare il campo elettromagnetico.
Una cucina a induzione consuma meno di una cucina con il classico fornello a gas ma il consumatore ha dalla sua il fatto che il metano costa molto meno dell’energia elettrica.
Le cucine a induzione sono elettriche e obbligano il consumatore a stipulare un contratto ad hoc con il fornitore di energia. Ciò significa che sarebbe quasi impossibile soddisfare il fabbisogno energetico di una casa e alimentare una cucina a induzione con un contratto da 3,3 kw. Chi vuole comprare un piano di cottura a induzione dovrà quasi sicuramente aumentare la capacità del contatore portandola a 4,5 kW o addirittura 6 kW.

Maggiorando la capacità erogativa, va a salire anche il prezzo per kW: il gestore energetico ha una politica dei prezzi per kW molto chiara, più si consuma e più aumenta il prezzo per kW.
I picchi di assorbimento si verificano solo quando l’intero piano di cottura è sfruttato al 100%, ciò significa che la cucina a induzione in questione potrebbe funzionare con il normale contratto da 3,3 kW prendendo le dovute precauzioni.

In realtà, un piano di cottura a induzione consuma meno rispetto a una cucina a gas convenzionale, questo perché la cottura a induzione eroga calore esclusivamente sul fondo della pentola. In tal modo, la pentola impiegherà meno tempo a riscaldarsi, il piano di cottura a induzione produce energia solo per surriscaldare la pentola: le altre superfici restano fredde. Il dispendio energetico è minimo e, rispetto a un normale piano di cottura a gas, a parità di energia impiegata (2 kW), un piano di cottura a induzione offre un rendimento maggiore del 90%.

Altro fattore che incide sui consumi di una cucina a induzione sono i tempi di cottura. In un piano di cottura a induzione, tutti gli sforzi termici sono concentrati sulla pentola metallica, questo abbassa di molto i tempi di cottura.

Per esempio, i tempi di cottura a induzione si riducono a 3 minuti per portare a ebollizione un litro d’acqua mentre un piano di cottura a gas ne impiega 5.

Per abbassare i costi di gestione di un piano di cottura a induzione è necessario leggere attentamente l’etichetta energetica del prodotto al momento dell’acquisto. Scegliete una cucina a induzione che abbia picchi di assorbimento compatibili con il vostro contatore elettrico e con il resto dei consumi della casa. Per abbassare ulteriormente i costi legati ai consumi energetici, l’ideale sarebbe usare il piano di cottura a induzione per sfruttare al meglio l’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico domestico.

 

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